Counseling

 Relazione di Aiuto

 

Il counseling, oggi, abbraccia tutti i settori riguardanti la relazione d’aiuto attraverso un tipo di intervento non diretto, volto a sviluppare nel soggetto un determinato grado di autonomia e di responsabilizzazione, che è un modo sano ed efficace per esprimere la propria volontà di crescere e di cambiare il modo di affrontare situazioni problematiche.

Il counseling si distingue dalla psicoterapia in senso stretto perché non si fa carico direttamente del problema del cliente, ma offre un aiuto per capire come affrontarlo. Specificatamente, ha una funzione di sostegno e cerca di creare le condizioni affinché l’individuo possa trovare da solo la soluzione al suo problema, aiutandolo ad uscire da una condizione interiore di incongruenza e, sicuramente, di ansia, offrendogli la possibilità di operare responsabilmente una scelta consapevole riguardo al problema presentato, poiché, secondo l’impostazione Rogersiana, “il cliente ha le potenzialità necessarie per risolvere i propri problemi dopo averne maturato piena consapevolezza (…). Questo soggetto attivo sarà in grado pertanto, una volta compreso il problema, di gestirlo responsabilmente”.

Alla base di un buon intervento vi è un insieme di abilità, atteggiamenti e tecniche per aiutare la persona ad aiutarsi, attraverso la relazione. Come abbiamo già accennato, il presupposto fondamentale di questo tipo di intervento è che la persona ha già in sé le risorse necessarie e la proposta è quella di creare le condizioni per farle emergere. Grazie alla teoria di Rogers, infatti, il counseling si è strutturato ponendo in primo piano l’attenzione al cliente come individuo e al rapporto umano fra le due persone che si incontrano nel colloquio.

Rogers evidenzia che in questa particolare esperienza di completa libertà emotiva, l’individuo è libero di riconoscere i suoi impulsi e le sue strutture comportamentali come in nessun altro tipo di rapporto. Il counseling, nel concreto, fa proprio questo: permette a ciascun individuo di sentire ciò che prova, lo sostiene e lo accompagna verso l’accettazione di sé e quindi verso una nuova e più profonda consapevolezza. La persona è consapevole di quello che sta facendo e lo si aiuta a rimanere centrato su ciò che prova. In quest’ottica l’obiettivo di un intervento non è quello di “guarire” una persona, ma di aiutarla a crescere, in un cammino di sempre maggiore centratura su di sé, facendo così affidamento sulle risorse individuali considerate insite nella stessa natura umana. Attraverso la relazione la persona può riconoscere il proprio diritto ad essere ascoltata ed accettata e quindi imparare a sua volta ad ascoltarsi e ad accettarsi.

Il counseling, pertanto, non significa consigliare, come spesso accade di sentire; il termine deriva dalla parola latina consulo che vuol dire venire in aiuto, avere cura di. Il counselor offre al cliente semplicemente un modo di esplorarsi interiormente, al fine di condurlo ad una situazione di maggiore congruenza interiore e conseguentente di migliorare il suo livello di benessere.

 

La figura professionale del counselor nasce negli anni trenta in America e risponde a tutte quelle persone che pur "non desiderando diventare psicologi o psicoterapeuti svolgono un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana." (Rollo May)